Comune di Militello in Val di Catania (CT)

Comunità religiose

Chiesa: S'Antonino

Parrocchia
San Nicolò-SS.Salvatore(Monumento Unesco)
Indirizzo
Prete
Don Luca Berretta
Recapito telefonico
Descrizione della chiesa
Secondo un'antica tradizione, S. Antonio di Padova, nel suo secondo viaggio in Sicilia, recandosi a piedi da Lentini a Vizzini fece sosta a Militello. A ricordo dell'evento fu edificata, in epoca incerta, una cappella accanto al sasso ove si diceva che il Santo si fosse riposato. Incrementandosi il culto a S.Antonio, fu fondata nella seconda metà del XV secolo un “Confraternita di S. Antonio di Padova” con lo scopo di edificare una chiesa al posto dell'antica cappella, per mantenervi il culto al Santo e per celebrarvi la festa del 13 giugno. A questo primo edificio, degli inizi del XVI secolo, forse ad aula, fu in seguito aggiunta una cappella (singolare nella sua soluzione architettonica) dedicata al Santo Sepolcro, i cui lavori furono conclusi nel 1574 come testimonia l'iscrizione (A.D. 1574) posta nell'anello di chiusura dell'oculo della volta in pietra. Entro questa cappella furono poste tredici statue dipinte che formavano il gruppo del seppellimento di Cristo (secondo un'iconografia tipica dell'area lombardo-emiliana e non comune in Sicilia). La cappella ha pianta quadrata e si apre verso l’aula della chiesa con ampia arcata del 1560, inquadrata da pilastri su piedistalli decorati da eleganti bassorilievi floreali, e trabeazione, oggi assente, che esibisce gli stilemi dei Gagini attivi, anche, come architetti nel Calatino sul finire del XVI secolo. Il passaggio dal quadrato di base all’imposta ottagonale della copertura a vela è ottenuto con un’inedita soluzione angolare a pennacchi gradonati con aggetti modanati, che si mostra come unicum di una tipologia probabilmente più diffusa nella regione e poi cancellata dal terremoto del 1693. Si può confrontare con elementi simili dei pennacchi della cappella Naselli a San Francesco di Comiso e della cappella Cabrera a Santa Maria di Betlem, a Modica. La copertura a vela ottagonale emerge solo con la sua sommità e con il lanternino cieco dal volume prismatico compatto che presenta pareti piane a tessitura isodoma di pietra calcarea, definite da un alto basamento e da una cornice. All’interno, il lanternino si apre nella vela con un oculo orlato da una ghiera con inciso il millesimo di completamento dell’opera. Il terremoto del 1693 danneggiò la chiesa: il campanile ed altre fabbriche annesse crollarono. Il restauro iniziò subito dopo il sisma e si protrasse fino al 1710. Completati i lavori, i confrati si dedicarono nel 1716 alla ricostruzione del campanile che fu realizzato entro l'anno seguente da mastro Antonio Scirè Giarro. Nel 1720 si decide il rifacimento dell'intera chiesa , riparata ma probabilmente non del tutto consolidata. Questo intervento durò otto anni. Nel 1735, alla cappella cinquecentesca (ormai dedicata a S. Antonio di Padova) fu aggiunta un'ulteriore cappellina, a base quadrata e coperta con volta a crociera, con funzione di absidiola e destinata a conservare la statua lignea del Santo sopra un rialzo a guisa di altare. L’abbattimento della parete di fondo della cappella, senza realizzarvi alcun arco di scarico a sostegno delle murature ormai sciolte, è all'origine dei gravi dissesti che interesseranno per più di due secoli le murature e le volte della cappella cinquecentesca. La nuova chiesa si rivelava poco solida, forse perché realizzata sullo stesso perimetro dell'antica, di cui utilizzava, in parte, i muri e le fondazioni rivelatesi (in saggi recenti) del tutto insufficienti. Nel 1780 l'interno fu decorato a stucchi e quindi si procedette alle ultime finiture . Da questa data fino al 1834 si registrano numerosi interventi di ristrutturazione nella chiesa. Su disposizione del Vescovo di Caltagirone, in data 7 aprile 1834, si procede ad appaltare i lavori di restauro complessivo della chiesa. I lavori vennero eseguiti entro il 1836. Un terremoto nel 1838 danneggia il soffitto ligneo , riparato con il riassetto delle tavole cadute. Gli interventi continuarono nel 1842 (con l’inserzione dei tiranti in ferro ancora oggi visibili) e nel 1853, quando si rese indispensabile ricostruire del tutto la chiesa. I lavori si prolungarono fino al 1860. I muri perimetrali furono rinforzati all’interno con l’addossamento di pilastri, legati tra loro con brevi arconi a costituire le cappelle laterali e uniti, al di sopra della trabeazione, da grandi arcate a sostegno di brevi tratti di volta a botte. Detti archi trasversali furono poi incatenati, al piano di imposta, da tiranti per contenere le spinte orizzontali degli archi ed ancorare le antiche murature perimetrali, soggette a rotazione verso l’esterno. Tutto lo spazio interno fu rimodulato e la cappella, che si apriva con un arco trionfale verso l’aula, ne fu esclusa del tutto per l’interposizione di un’abside che ingloba l’arco trionfale e invade parte dello spazio della cappella. Essa viene relegata alla funzione di antisacrestia e tutti i suoi arredi vennero dispersi e distrutti. Nel 1861 iniziarono i lavori di decorazione in stucco dell’interno per opera di G. Maggiore di Mineo e la nuova chiesa viene benedetta nello stesso anno. Questo edificio manifesta, subito, segni di cedimento e i lavori di restauro riprendono immediatamente e proseguono fino agli anni ’60 del XX secolo, finché la chiesa cade in uno stato di abbandono pressoché totale dovuto anche alla decadenza dei culti alla Madonna di Monserrato e a S. Biagio che in essa prosperavano accanto a quello principale a S. Antonio di Padova. Soltanto nel 1982 sono iniziati i lavori di restauro globale del complesso architettonico.